Dopo un weekend in cui ho suonato e improvvisato per quasi 20 ore consecutive, dedicandomi totalmente alla Musica, e dopo una buona dormita, è emersa questa riflessione, una sorta di (quasi) Manifesto, che voglio condividere con te.
C’è una qualità unica e speciale nel momento presente, che secondo me ha a che fare con la Musica Non Funzionale.
Non è solo una questione di improvvisazione, perché anche l’improvvisazione può diventare “funzionale“.
Ciò che nasce dal momento presente è qualcosa di unico e peculiare, che non si ripeterà più. Spesso capita, durante l’improvvisazione, di esplorare nuove direzioni, veder nascere idee creative, condividere momenti di grande intesa e sincronicità, in cui tutto scorre e fluisce meravigliosamente.
Poi quel momento finisce. Ce lo ricordiamo, tentiamo di ricrearlo, ma non ci riusciamo. Manca sempre qualcosa.
Ok, non è una novità, ci siamo passati tutti. Possiamo parlare della spontaneità del momento, della freschezza di una cosa scoperta lì per caso, del divertirsi senza aspettativa e di tutto il resto. È vero, è tutto già noto e “normale”, ovvio e banale, per quante parole sono già state spese sull’improvvisazione e sul “Carpe Diem“.
Eppure secondo me c’è qualcosa di molto prezioso e sacro in quei momenti.
A fare la differenza non è la Musica che creiamo noi, ma ciò che la Musica crea in noi.
Non la Musica come oggetto, ma la Musica come atto.
Il suonare è un atto che manifesta Musica, ma la Musica esiste a prescindere. Esiste nella testa, nel cuore, nello spirito, nella natura, nell’universo, negli atomi e nelle frequenze. La Musica stessa è un atto che agisce su di noi. Noi crediamo di suonare e creare Musica, di essere noi gli attori e gli artefici, ma è la Musica ad agire su di noi, anche mentre suoniamo.
Siamo artisti e musicisti perché ci mettiamo al servizio della Musica. Siamo creativi perché lasciamo che la creatività fluisca in noi e si manifesti attraverso di noi.
Mi rendo conto che può sembrare una speculazione filosofica, ma il mio intento è di portare questa consapevolezza nel concreto.
Che sia una registrazione o un live, voglio poter incentrare l’esperienza musicale su queste premesse, coinvolgendo i musicisti e gli ascoltatori in questo tipo di comprensione ed esperienza.
Non è che ci sia da dire o da fare più di tanto. Anzi, forse c’è da dire e fare meno. Preparare il campo per la semina, rendersi ricettivi e disponibili, mettersi a disposizione della musica e lasciare che la musica si manifesti e agisca su di noi, annullando le distanze tra chi suona e chi ascolta, diventando tutti parte responsabile di un processo consapevole.
A quel punto non ha più importanza se la musica è creata con la voce o con uno strumento acustico o elettrico, da un synth modulare o con un computer, una tastiera MIDI e uno strumento virtuale (VST). Non importa se sono note intonate oppure suoni e frequenze non orecchiabili. Voler fare “musica bella” produce quasi sempre un atto funzionale. Lasciare che sia la musica ad agire su di noi è Non Funzionale per definizione.
Se poi l’approccio Non Funzionale ci porta a creare “musica bella“, meglio ancora. Ma non dovrebbe essere quello il focus. Né forzare un genere in particolare o voler assecondare le ipotetiche aspettative di un ipotetico pubblico.
Ciononostante anche il forzare un genere, assecondare aspettative o avere un approccio funzionale alla Musica, permette comunque alla Musica di manifestarsi ed agire su di noi. Quindi nemmeno questo è un problema, la Musica agisce sempre.
Il punto è questo. Il nostro agire è sempre agito dalla Musica, che ne siamo consapevoli o meno. Quindi il mio focus non è più nell’agire come se tutto dipendesse da me, nel forzare o nel pianificare, ma nell’arrendermi, nell’accogliere, nel rendermi disponibile e nello stare nel momento presente.
È ciò che ci viene detto da millenni, è nella Bhagavad Gita, nel Buddhismo e nel Nagualismo, in Osho come in Eckhart Tolle. “Inaction in action” è ciò che insegna Khrishna ad Arjuna. È il non-fare più autentico.
La Musica, come l’Arte, utilizza un linguaggio universale, che ci accomuna e ci unisce. Benché questo tipo di esperienza possa essere fatto da soli, è proprio nel gruppo che la Musica manifesta tutto il suo potenziale. Attraverso la Musica possiamo vibrare all’unisono, provare emozioni collettive, elevarci e sperimentare nuovi stati di coscienza.
In breve:
NoFM – Non Functional Music è un progetto di ricerca, sperimentazione e laboratorio in ambito musicale e sonoro.
Lo scopo è quello di sperimentare e approfondire un modo alternativo e non ordinario di comporre, ascoltare e sperimentare la musica e il suono, finalizzato all’esplorazione della percezione, dell’attenzione, degli stati di coscienza, della realtà manifesta e non manifesta, del sogno e dell’Io.
Queste sono le premesse su cui si basa il progetto NoFM:
- A fare la differenza non è la Musica che creiamo noi, ma ciò che la Musica crea in noi
- Non la Musica come oggetto, ma la Musica come atto, che agisce su di noi
- Sviluppare la consapevolezza che il nostro agire è sempre agito dalla Musica
- Rendersi arrendevoli, accoglienti e disponibili nei confronti della Musica, viverla nel Momento Presente
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